Sakamoto: "Bon Voyage"

Finchè a un certo punto Ryuichi Sakamoto in tunica grigia si è alzato dal pianoforte (erano da poco passate le 22) per dire che il prossimo brano che avrebbe suonato era la colonna sonora del film Ichimei (Hara-Kiri: Death of a Samurai) di Takashi Miike, in concorso all’ultimo Festival di Cannes, e che il giorno in cui era entrato in sala di incisione era l’11 marzo, il giorno del terremoto e dello tsunami, e che in quei giorni di tragedia il Giappone ha sentito attorno a sè la partecipazione del mondo, e di questo teneva a ringraziare tutti (inchino, lungo applauso).

Also, voglio ringraziare l’Italia per la sua scelta di dire no al nucleare (applausone)

Also, I’d like to say Bon Voyage for nuova Italia (applausone-bis) (urla dal retro “Resta con noi, Sakamoto”) (ero io)

Ecco Silvio, guarda cos’hai combinato. Addirittura Sakamoto che si preoccupa di noi e ci augura buon viaggio. Anche per noi inizia il dopo-tsunami, e a me lo ha detto Sakamoto (inchino).

Settore425fila3posto27 alias Roberto Torti


Nov 13, '1115 note

Focalizzazione e ‘mala’ citazione

Una delle prime cose che mi sono state insegnate riguardo all’analisi di un testo narrativo è il punto di vista della narrazione: infatti uno degli errori più grossolani che si tende più spesso a commettere è quello di considerare le riflessioni e le idee esposte nel brano come le opinioni personali dell’autore. Uno degli esempi più utilizzati è quello di Rosso Malpelo, novella del gran Giovanni Verga, in cui subito si dice che il protagonista è un ragazzo malizioso perché ha i capelli di colore rosso: ovviamente questo non è il pensiero di Verga, ma del narratore, il cui punto di vista coincide con l’opinione popolare, quella della gente comune, delle persone che conoscono o hanno sentito parlare di Rosso Malpelo, dei suoi compaesani etc. — è il cosiddetto punto di vista corale, tipico appunto delle opere di Verga.

Ebbene, l’altro giorno mi sono imbattuto in un testo di Oscar Wilde, nella commedia Un marito ideale, per giunta in lingua originale, trattandosi dell’ora di letteratura inglese. In una battuta di un dialogo, ho riconosciuto l’origine di uno dei suoi innumerevoli aforismi, che spuntano in continuazione tra le varie pagine di Facebook — gli competono solamente Jim Morrison e Woody Allen, in questo frangente.

Ecco la battuta originale:

Lord Goring: I love talking about nothing, father. It is the only thing I know everything about.

Ecco l’aforisma che è passato in italiano:

"Amo molto parlare di niente. E’ l’unico argomento di cui so tutto." (Oscar Wilde)

Ragioniamo: se uno leggesse questo aforisma per la prima volta, senza aver neanche mai sentito parlare dell’autore, cosa potrebbe capire?

Uno: questo Oscar Wilde è davvero figo.

Due: il suo è un pensiero interessante.

Appunto, il suo pensiero! Non quello di Lord Goring, ma il suo! E ciò è sbagliato, perché, accidenti, non abbiamo appena detto che l’opinione nel testo non è quella dell’autore? Non necessariamente, almeno, perché è mascherata: un po’ come per i messaggi anti-austriaci dell’Adelchi manzoniano, nessuno può dire che quello è il pensiero dell’autore, non ne ha il diritto, a meno che non sia il diretto interessato a fornire chiarimenti — e non so Wilde, ma a Manzoni certo non conveniva!

Insomma, quando si fa una citazione, bisogna farla bene (e che diamine!), sennò vai a sapere cosa fai intendere al lettore! Perché spesso e volentieri ciò che l’autore scrive non ha nulla a che fare con lui, e parliamo di qualsiasi cosa — non solo testi narrativi, ma ad esempio anche canzoni. Ricordo ancora quando Micheal Stipe, ex cantante dei R.E.M. (sospiro), rivelò in un intervista che Discoverer era la sua prima canzone autobiografica: sono rimasto senza parole.

Anche la citazione è un’arte e la ‘mala’ citazione è da sempre causa di forti incomprensioni, spesso veramente rischiose: del tipo che mi fate passare Ernesto ‘Che’ Guevara per un capitalista e Silvio Berlusconi per un ottimo Presidente del Consiglio. Chiudiamola qui, prima di incorrere invece nella ‘mala’ satira (ché forse non so nemmeno di cosa sto parlando).


Ott 30, '112 note

martamara:


‎”Un premier di 75 anni,
spronato da un presidente di 84, 
si impegna ad alzare l’età pensionabile a 67 anni, 
ma viene bloccato dal leader leghista che ne ha 70. 

Ma sarà ben strano questo paese …”

- Enrico Mentana -

Ott 25, '1141 note

VIVA ZAPATERO!

Un film-documentario di Sabina Guzzanti.


Ott 14, '111 nota

A volte la home di Virgilio, con quella disposizione delle notizie, genera combinazioni visive alquanto interessanti.


Set 26, '1113 note