Focalizzazione e ‘mala’ citazione

Una delle prime cose che mi sono state insegnate riguardo all’analisi di un testo narrativo è il punto di vista della narrazione: infatti uno degli errori più grossolani che si tende più spesso a commettere è quello di considerare le riflessioni e le idee esposte nel brano come le opinioni personali dell’autore. Uno degli esempi più utilizzati è quello di Rosso Malpelo, novella del gran Giovanni Verga, in cui subito si dice che il protagonista è un ragazzo malizioso perché ha i capelli di colore rosso: ovviamente questo non è il pensiero di Verga, ma del narratore, il cui punto di vista coincide con l’opinione popolare, quella della gente comune, delle persone che conoscono o hanno sentito parlare di Rosso Malpelo, dei suoi compaesani etc. — è il cosiddetto punto di vista corale, tipico appunto delle opere di Verga.

Ebbene, l’altro giorno mi sono imbattuto in un testo di Oscar Wilde, nella commedia Un marito ideale, per giunta in lingua originale, trattandosi dell’ora di letteratura inglese. In una battuta di un dialogo, ho riconosciuto l’origine di uno dei suoi innumerevoli aforismi, che spuntano in continuazione tra le varie pagine di Facebook — gli competono solamente Jim Morrison e Woody Allen, in questo frangente.

Ecco la battuta originale:

Lord Goring: I love talking about nothing, father. It is the only thing I know everything about.

Ecco l’aforisma che è passato in italiano:

"Amo molto parlare di niente. E’ l’unico argomento di cui so tutto." (Oscar Wilde)

Ragioniamo: se uno leggesse questo aforisma per la prima volta, senza aver neanche mai sentito parlare dell’autore, cosa potrebbe capire?

Uno: questo Oscar Wilde è davvero figo.

Due: il suo è un pensiero interessante.

Appunto, il suo pensiero! Non quello di Lord Goring, ma il suo! E ciò è sbagliato, perché, accidenti, non abbiamo appena detto che l’opinione nel testo non è quella dell’autore? Non necessariamente, almeno, perché è mascherata: un po’ come per i messaggi anti-austriaci dell’Adelchi manzoniano, nessuno può dire che quello è il pensiero dell’autore, non ne ha il diritto, a meno che non sia il diretto interessato a fornire chiarimenti — e non so Wilde, ma a Manzoni certo non conveniva!

Insomma, quando si fa una citazione, bisogna farla bene (e che diamine!), sennò vai a sapere cosa fai intendere al lettore! Perché spesso e volentieri ciò che l’autore scrive non ha nulla a che fare con lui, e parliamo di qualsiasi cosa — non solo testi narrativi, ma ad esempio anche canzoni. Ricordo ancora quando Micheal Stipe, ex cantante dei R.E.M. (sospiro), rivelò in un intervista che Discoverer era la sua prima canzone autobiografica: sono rimasto senza parole.

Anche la citazione è un’arte e la ‘mala’ citazione è da sempre causa di forti incomprensioni, spesso veramente rischiose: del tipo che mi fate passare Ernesto ‘Che’ Guevara per un capitalista e Silvio Berlusconi per un ottimo Presidente del Consiglio. Chiudiamola qui, prima di incorrere invece nella ‘mala’ satira (ché forse non so nemmeno di cosa sto parlando).