Adesso Renzi si farà chiamare il “Segretario fiorentino” e si vanterà di aver rottamato Machiavelli.


Dic 09, '131 nota

elrobba:

Rino guarda qua

Chiamate l’UNESCO, questo libro deve essere patrimonio dell’umanità!


Nov 17, '1312.003 note

La paura non fa solo 90

mopos:

"Ho i magazzini pieni di acqua invenduta, questa crisi mi sta uccidendo" dice l’amico dell’editore di giornali e riviste, "non ti preoccupare adesso ti faccio uscire un bell’articolo su una vecchia notizia che riguarda una zona dove dovevano andare gli americani ma poi non ci sono andati dopo l’analisi sulle acque. Vedrai quanta gente ci casca ed i tuoi magazzini saranno vuoti in poco tempo ma avrai le tasche piene”.

(i dialoghi sono inventati ma le notizie sono vere una è del 2008, quella di oggi lo sapete, meditate gente meditate e bevete birra).

Senza parole…


Nov 15, '135 note

6 1 Sfigato, nazi edition.

nipresa:

In questi giorni ho assistito su Twitter, grazie all’opera meritoria di gente come Vendommerda e Necrotweet alla parata di sfigati nazisti che inneggiavano a quell’altro sfigato di merda di Erich Priebke.
Già, perché Priebke, come tutti i nazisti, era una merdina d’uomo a cui la Storia ha regalato un ruolo purtroppo tragico sul palcoscenico.
Intanto non era un militare. Era un membro delle SS, non delle Waffen SS. La differenza è che la prima era un’organizzazione paramilitare, la seconda un corpo militare vero e proprio. Più precisamente, Priebke faceva parte della Gestapo. Era uno sbirro, in pratica. Il fronte non l’ha mai visto neanche in cartolina. Una specie di imboscato rispettabile, fino a che i territori occupati non hanno sviluppato forme di resistenza.
Perché fu assegnato all’Italia? Perché aveva fatto il cameriere in Liguria, prima della guerra.
Quando si tratta di rastrellare dalle carceri i prigionieri da fucilare per la rappresaglia, non si accorge che lui e Kappler si ritrovano con cinque ostaggi in più dei 330 richiesti (dieci per ognuno dei 33 soldati tedeschi morti in via Rasella) fino a che non sono già alle cave di tufo e a quel punto è tardi per rimandarli indietro perché avrebbero raccontato tutto.
Come ufficiale spara ai primi condannati, come racconterà Kappler al processo, poi il suo eroico ruolo è quello di spuntare i nomi dei morti.
Finita la guerra è così eroico che fugge da un campo di prigionia inglese per non affrontare il processo, si affida al Vaticano (e tanti saluti al misticismo pagano delle SS) (lasciate perdere il Gott mit uns sui cinturi, quella era una roba dell’esercito ed era una vecchia tradizione prussiana) e se la coniglia in Sud America.
A quel punto, con il culo parato, non si preoccupa più di nascondersi.
Solo che nel 1994 viene rintracciato da una troupe della tv inglese e, intervistato, ammette tranquillamente la sua identità, il suo ruolo nella strage e tutto quanto.
A questo punto viene estradato in Italia per il processo.
In Italia diventa rapidamente la mascotte di una vasta gamma di fascisti di varia natura, intanto che viene condannato all’ergastolo.
Stoicamente, affronta la pena dei domiciliari (che non sono troppo diversi dalla vita di un ultraottantenne) con una creatività più latina che teutonica (gli avrà fatto male vivere in australia): si fa fare un permesso per andare a lavorare nello studio del suo avvocato.
Il suo testamento “shock”, cioè un’accozzaglia di stronzate negazioniste come si trovano a manciate nelle pagine di milioni di coglioni su internet si conclude con l’ultima paraculata di una vita condotta nella meschinità. Dopo ribadito che gli ebrei (che sono comunque la maggioranza tra gli uomini più potenti del mondo) se la sono cercata perché dovevano capire che marcava male e avere negato l’esistenza delle camere a gas, dice:

 se un domani si dovessero trovare queste prove, la condanna di cose così orribili, di chi le ha volute e di chi le ha usate per uccidere, dovrebbe essere indiscussa e totale. Ma credo di poterlo escludere con certezza

Neanche le palle di essere stronzo fino in fondo.
Solo uno sfigato, un povero sfigato che solo degli sfigati ancora peggiori possono venerare come un eroe.
Il funerale gliel’hanno fatto e ci può anche stare.
La tomba magari no. Che già abbiamo quella di quell’altro sfigato di Mussolini, meta di sfigati suoi pari.
Avere anche il sacrario nazista sarebbe francamente un po’ troppo.

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Beh, prima di assumere qualunque posizione, fa sempre bene farsi un ripassino di storia.


Ott 15, '1327 note

Quesalid e le sue solite perplessità: Fabio Volo.

quesalid:

Mi sfugge il passaggio per cui la contestazione, e il conseguente boicottaggio, della cattiva letteratura di Fabio Volo si tramutino in odio puro e viscerale nei confronti del  personaggio stesso. Contestazione che arriva a gente che lo segue su Twitter solo per beccarlo in castagna quando dice una cazzata.
A me pare che al massimo gli si possa contestare di essere un po’ banale, ma trattasi in fondo di una banalità assolutamente nella media. In passato ho trovato risibile la frase tormentone parlate male di lui perché siete invidiosi, che i sostenitori di Volo sbandierano spesso a sua difesa; oggi invece inizio a sospettare che l’inghippo sia proprio quello: Volo è il mediocre che ce l’ha fatta e dunque, pensa il suo contestatore, perché lui sì e io no?

Assolutamente, ma proprio assolutamente d’accordo. La banalità è ovunque, certo, e c’è banalità e banalità, ma non ha senso accanirsi contro Volo solo perché la sua è una banalità di successo — tipo Ligabue, che io personalmente adoro, ma so bene quanto spesso risulti, per molti aspetti, veramente banale.


Ott 08, '1317 note

unoforsedue:

cosanefaremodiquestaragazza:

CCCP || Annarella 

Lasciami qui

lasciami stare

lasciami così.

Erano decisamente altri tempi…

E’ tutto quello che io ho e non è ancora

Finita…


Ott 07, '1325 note
“Abolirò l’ICI”, disse in tv, recuperando cinque punti secchi su Prodi che poi in effetti provò ad abolirla anche lui. Demagogia, senza dubbio, ma non campata in aria, bensì puntata su un obiettivo preciso: caro padroncino di casa, lo so, ti hanno fregato. Hai lavorato per tutta la vita per un terzo piano che non ti restituirà mai gli interessi del mutuo: oppure hai appena ereditato una casetta in un quartiere dove ormai accettano di vivere soltanto immigrati dal sud del mondo; sei stato fregato, evidentemente, ma non da me: io non ti lascio solo. No, non posso fare nulla per ridare valore al frutto della fatica tua o dei tuoi genitori, ma… ti tolgo la tassa. I soldi verrà comunque a prenderteli qualcun altro, magari un sindaco cattivo di qualche altro partito, non io. Io ti voglio bene. Tutto qui, però con Berlusconi funzionava.
-

Leonardo - Il partito del mattone colpisce ancora (via soggetti-smarriti)

Mio padre ripete spesso che Berlusconi lo ha sempre detestato, ma che all’epoca ci ha dato una grande mano, con l’abolizione dell’ICI, a farci sembrare meno pesante questo mutuo che sembra non finire più. E’ la dura verità.


Set 02, '1316 note

Unione Europea multa l’Italia per l’uso del bidet

So che è un fake, ma mi fa morire.


Ago 29, '132 note

Set 07, '1217 note

rbeffa:

WHAT A LEGEND!

Congratulations to Alex Zanardi for winning the Paralympic gold in the handbike time trial! #INCREDIBLE


Set 06, '124.556 note

Ligabue - Buonanotte all’Italia (Videoclip) (di WarnerMusicIT)


Ago 14, '121 nota

Contraddizioni italiane: prima i complimenti, poi i tagli alla fisica

Il bosone di Higgs fa alzare lo spread.


Lug 09, '120 note

Spagna-Italia

Stamattina ho trovato in cameretta tutta una serie di costumi, pantaloncini e calzini comprati da mia madre al supermercato. Mi avvicino a questi ultimi e leggo l’etichetta: “Calcetines tobilleros”. No, aspetta, non è possibile.

Produzione spagnola. Tutti i capi, dal primo all’ultimo.

Oh, l’ironia.


Lug 02, '124 note

Per la serie “Cosa mi tocca fare”: Apologia del calcio

Qualche tempo fa scrivevo che la vita è un gioco. Devo chiarire questa affermazione: la vita è un gioco nel senso che, come in una visual novel (il gioco in questione), ogni scelta che facciamo apre nuovi scenari e cambia irreversibilmente il nostro futuro. Tuttavia mi rendo conto che, più tecnicamente, non è la vita ad assomigliare al gioco, ma il gioco ad assomigliare alla vita.

Ora che abbiamo rivisto l’analisi del periodo possiamo entrare maggiormente nello specifico, rivedendo la parola gioco. Nonostante una visual novel appartenga alla categoria del gioco, mi sento di fare una distinzione: esistono infatti giochi di spessore decisamente inferiore dal punto di vista dello spettro emotivo e anche, diciamo, da quello del fascino intellettuale; uno di questi — e qui volevo arrivare — è il calcio.

Io sono un tifoso di calcio. Amo l’Inter, la squadra di mio padre, e del padre di mio padre, che fu presidente dell’Inter Club di Catania, buonanima. Mi sono chiesto molte volte il perché di questo tifo: credevo si dovesse tifare per una squadra perché è onesta, gioca bene, è rispettosa delle regole; pensai addirittura di cominciare a tifare Genoa, squadra a cui mi sento affezionato per il suo gioco creativo ed entusiasmante. Poi, capii: capita. Molti sono influenzati dal tifo familiare; altri contagiati da un periodo di grandi vittorie di una determinata squadra (tipo la Juve, che ha un fan club sconfinato). E’ un po’ come nascere italiano, mica l’hai scelto, ma quando vedi la Nazionale ti emozioni e tifi, anche se è piena di juventini, maledizione, chissenefrega.

Molti odiano il calcio, e comprendo le loro motivazioni: è uno sport che accende troppo gli animi, genera scontri, fomenta gli odii.

A: Sì, è veramente incredibile, come degli adulti perfettamente civili e coscenziosi si trasformino talvolta in belve assetate di sangue per una semplice partita!

B: E poi che gioco stupido e inutile! La gente muore nel mondo e loro stanno lì ad ammazzarsi dietro a un pallone, cose da pazzi.

Oh, sì Hater A, posso capire perfettamente, hai ragione su tutta la linea. Ma tu, Hater B, tu commetti lo stesso errore di quegli scalmanati che critica giustamente l’Hater A: tu dai importanza al calcio.

Io faccio sfottò quando vinciamo un derby. Vado a scuola con il fazzoletto nerazzurro se vinciamo lo scudetto. Sono uscito con la bandiera quando abbiamo vinto la Champions League. (Un secondo, un po’ di nostalgia… eccomi, scusate.) Ma poi stop! Finisce lì. Ognuno alla sua vita, ognuno ai suoi doveri e ai suoi compiti. Si torna alla quotidianità, e siamo tutti soddisfatti così, noi tifosi veri, perché in fondo, sotto sotto, se guardi bene, è tutto un gioco.

Un gioco, capisci? Una forma di sfogo, una cosa un po’ naive… ritornare bambini, solo per novanta minuti alla settimana, non ti chiedo nient’altro, mi porti allo stadio papà? E magari Milito segna, e poi festeggiamo, è gol, è gol, è gooool! — e poi, finito lo spettacolo, si posano le coccarde, le bandiere e tutto quanto, e si torna al lavoro.

Questo sistema ha circa duemila anni: si chiama panem e circenses, lo inventarono gli imperatori romani per tenere buono il popolo. Ragioniamoci. In teoria l’imperatore non aveva alcun interesse ad accattivarsi la plebe: poteva sempre sfruttarli ancora di più, metterli sotto torchio, che gliene fregava? Aveva i militari dalla sua parte ed era inattaccabile. Tuttavia c’era anche una discreta possibilità di finire per fare la fine di un certo Ipparco ateniese, forse era meglio non rischiare. E lì ebbe l’idea del secolo: i giochi, per distrarre il popolo dalle tasse e le guerre e cazzi vari, ma allo stesso tempo concedergli un po’ di svago per tutti quei travagli che ammorbavano la loro quotidianità.

Il calcio non è quindi che l’apoteosi del ludus, una forma di intrattenimento sostanzialmente mediocre ma efficace, non più per l’efficienza dello Stato, ma per la salute dell’individuo, che trova in esso una valvola di sfogo ideale nei limiti della dignità umana.

B: Ma nel mondo ancora muoiono milioni di persone, ci sono guerre, terremoti; e gli italiani pensano solo al calcio, non gliene importa nulla di manifestare per i propri diritti, contro questo governo opprimente e indigesto!

Sai che ti dico, hai ragione. Faccio come Zenone e ti do ragione, così mi spiego meglio, ché sono quasi le due e domani devo lavorare.

Io e te siamo persone civili, non trasgrediamo le regole, rispettiamo la società. Non solo: siamo anche persone intelligenti, sensibili, profonde, che trovano giusto esprimere il proprio pensiero e addirittura cercano di mettere un dibattito costruttivo su certi argomenti sui quali molti altri si scannerebbero molto candidamente e volentieri. (E qui ti chiedo scusa. Hater B, se ti faccio apparire come uno stronzo con quelle parole che ti ho messo in bocca poco sopra, ma non mi riesce di mettermi bene nei tuoi panni.)

Allora, tu sei convinto che il calcio sia inutile, proprio perché distrae le persone dalle cose veramente importanti. Cioè, siamo onesti: lo trovi anche stupido. Ci sono i modi per distrarsi, ma ce ne sono di migliori.

Molti ti direbbero che la filosofia è il top: si trattano argomenti interessantissimi anche se molto spesso lontani dall’attualità, ma è un gran bel modo di allenare il pensiero e trovare una sorta di pace dentro di sé, suppongo; un modo costruttivo di impiegare il proprio tempo libero. Poi ci sono passatempi leggermente inferiori, ma comunque di grande elevatezza intellettuale: leggere o guardare un film, ad esempio, possono insegnarci grandi cose ed essere al contempo di gran diletto per noi.

E poi c’è il calcio; e andando a ritroso, i ludi circensi; e ancora più indietro, un miliardo e mezzo di anni fa, la lotta. La lotta, a quei tempi, era fondamentale per la sopravvivenza, in questo caso secondo il prevalere del più forte. Ma c’era anche un’altra pratica legata alla sopravvivenza: il sesso.

Oggi il sesso, come la lotta, è fondamentalmente una cosa inutile per quanto riguarda la sua finalità riproduttiva: esistono cose come l’inseminazione artificiale, la manipolazione genetica, puoi persino decidere come vuoi il tuo bambino, dal colore della pelle agli occhi, ai capelli e così via.

(So che è un paragone molto forte quello che propongo, calcio e sesso. Le menti particolarmente chiuse possono fermarsi qui, ma se avete un minimo di curiosità mi auguro che proseguirete la lettura.)

Siamo tutti d’accordo nel dire che il sesso non è solo questo. Prima di tutto, è anche piacere. Ma anche il calcio lo è: posso assicurare che c’è una libidine spettacolare in un goal, tale che ha un che di carnale, giuro; conosco quarantenni che hanno pensieri omosessuali sui propri beniamini e a stento reprimono queste emozioni in pubblico.

Però dai, il sesso è anche un simbolo di affetto; personalmente, penso che fare sesso con la persona che ami debba essere la cosa più incredibile di questo mondo. E’ fare l’amore, quello, lo cantano i poeti, lo suonano i musicisti, lo dipingono gli artisti di mezzo mondo, dev’essere… bellissimo. (Piccolo magone, scusate… passato.) E il calcio, nel suo piccolo, non ha qualche pregio simile?

Conoscete la tenerezza nel chiacchierare in chat con l’amico che tifa Inter pure lui, fino a tarda notte, a discutere della campagna acquisti inguardabile ridendo, scherzando su un Alvarez che non sa cosa sia lo scatto sulla fascia o di uno Zarate che non passa mai la palla, mortacci suoi? Avete mai provato quella sensazione di inenarrabile empatia con il vicino di posto allo stadio, l’amicizia che nasce dalla traversa da trenta metri di un terzino qualsiasi, la compartecipazione emotiva collettiva di persone che non si sono mai viste e forse non si vedranno mai più, unite da un sorriso innocente, una frase di circostanza, un commento a caldo mentre la traversa ancora trema, come voi, per l’emozione?

Lo sport unisce. E’ un valore olimpico, ancora più antico dei circensi romani, ed è una cosa bellissima che merita di essere difesa e preservata.

E’ solo un gioco, ma per noi ha un grande significato: ci aiuta a sfogarci, ci emoziona, ci avvicina. Permetteteci di fare un po’ gli illusi, gli ingenui, i bambini e anche un po’ i coglioni, dimenticandoci di tutto il resto, anche se solo per poco. E criticheremo volentieri assieme a voi quegli uomini che si abbandonano al gioco e ripudiano la vita, quelli che vanno oltre e uccidono i valori su cui si fonda la civiltà. Ma noi, non fraintendeteci, non mischiateci con loro.

Per noi, è solo un gioco: lasciateci giocare.

——-

Un’ultimo appunto. Gradirei che non mi si tirasse fuori la famosa citazione di Winston Churchill sugli italiani, che alcuni Haters hanno eletto aforisma rappresentativo dell’italiano-tifoso medio. Sono infatti dell’idea, e alcuni fonti confermano, che Churchill abbia pronunciato tale frase con ironia. Precisamente disse:

"Mi piacciono gli italiani, vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse la guerra…"

Non che la tua Inghilterra fosse un fiore di squadra, eh, Winston? Anch’io sono ironico, ovviamente.

Ma adesso basta scherzare: il gioco è finito. Si va a dormire, e domani a lavorare; si torna alla quotidianità. E’ così che fanno, i tifosi, quelli veri.


Giu 29, '121 nota

Sgominata la banda che spacciava anche all'interno di Mediaset

Droga all’interno di Mediaset? E questa sarebbe una notizia? Ma scusate, voi l’avete mai visto Studio Aperto?

Comunque i vertici dell’azienda dicono che non c’entrano niente, che sia avvenuto tutto a loro insaputa: lo possono acclarare.


Giu 28, '122 note