22:53
Losing my religion
Questa sera ho avuto l’ennesima discussione con mio padre, nata dalle solite banalità. Stavolta però non riuscivo più a contenermi. Lui mi ha indicato la porta. Non so se prenderò la porta, però forse dovrei, e imparerebbe qualcosa, per una volta nella vita. Oppure sono io a dover imparare qualcosa, restando e combattendo. Altri dieci anni, forse un po’ di più… o finché non muore. Come si può fare buon viso a cattivo gioco per un’intera vita con il proprio padre? Mi sfotte, mi sottovaluta, mi svilisce, è la mano che spinge sul capo del bambino per non farlo crescere, ma non lo vuole ammettere; e ripete che con me è impossibile comunicare, che non mi capisce.
Un padre non dovrebbe porsi come un dio rispetto ai figli: mio padre da anni ci tiene prigionieri della sua alterigia e limita le nostre menti. Mio padre temeva che uno volta cresciuti ci ribellassimo a lui e ha cercato di imporre la sua superiorità con tono dittatoriale; e così egli stesso ha trasformato la sua peggiore paura in realtà, rendendosi artefice della propria rovina.
E’ colpa tua se sono così, papà. E poiché sei così convinto che mi piaccia parlare male di te a chiunque, sappi che qui, nel mio spazio, non ho da rispondere delle mie azioni. Forse anche tu avresti bisogno di uno spazio. Fammi immaginare.
Una cella fredda dalle pareti bianche; tu, legato a una sedia, imbavagliato; un uomo ti grida contro, “Stronzo!”, e tu non puoi parlare; un uomo ti elenca le tue colpe, dalla prima all’ultima, e tu non puoi parlare; un uomo condanna la tua condotta, emette la sua sentenza, stabilisce la pena… e tu non puoi parlare.
…
Ma adesso basta, vado a dormire: il sonno porta consiglio.
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A memoirsofasloth è piaciuto
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storyofatwilightboy ha detto:
È sempre colpa loro
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postato da devanz
